Una partenza che è anche ritorno

Quest’estate ho potuto trascorrere con un gruppo di volontari che, come me, aderiscono all’Associazione Bambini in Romania, due settimane di missione estiva in un piccolo paesino della Romania, chiamato Gura vaii: qui non c’è molto oltre a delle casette fatiscenti, ad un torrentello, ad una scuola elementare ed al riformatorio. Ed è proprio quest’ ultimo posto che ci ha ospitati: quindici bambini tra i 6 e i19 anni, orfani o figli di genitori con problematiche legali.

Siamo stati accolti con entusiasmo non solo dai ragazzi, ma anche dal direttore e da tutto il personale del centro: questo è piuttosto insolito in Romania, perché il concetto di volontariato non è ancora ben compreso (talvolta pensano che i volontari siano pagati!) e non sempre si è visti di buon occhio. Insolitamente, invece, ci siamo sentiti accolti e apprezzati per quanto facevamo con i bambini. Nello specifico si tratta di ragazzi che hanno problemi di comportamento: spesso sono emotivamente instabili (hanno comportamenti aggressivi, di rabbia o di euforia senza una specifica motivazione), cambiano umore facilmente, hanno problemi di attenzione (faticano a mantenere la concentrazione sulle attività) o hanno problemi relazionali (si affezionano a tutti indifferentemente oppure sono particolarmente sfiduciati e mantengono le “distanze” dagli altri).

L’intento dell’associazione, e quindi dei suoi volontari, è quello di offrire ai bambini dei momenti di attività sportive, ricreative e creative che possano stimolarli su ogni fronte: quello dei rapporti con gli adulti e i loro compagni (quasi mai amici tra loro!), quello della fiducia in loro stessi e nella possibilità che esista qualcuno che desideri prendersi cura di loro. In tal senso, però, i volontari non hanno la pretesa di fare grandi cose, ma intendono mettere a disposizione il loro tempo e le loro abilità per ragazzi che ne hanno bisogno. Essere volontario significa trovare gioia nel donare gioia agli altri, con la consapevolezza che tanto si dà e tanto si riceve. Ed è stato proprio così anche quest’estate: con il gruppo abbiamo pensato a svariate attività che valorizzassero i bambini, anche quelli più emarginati, per le loro capacità, ma anche che li aiutassero a fare gruppo e ad avere un modo rispettoso nel rapportarsi con gli altri, non caratterizzato da violenza o individualismo.

Non è sempre stato facile perseguire questi obiettivi, ma la forza del gruppo è stata fondamentale per non perdere mai il fine della missione: essere lì con e per i bambini! E’ nell’essere insieme a loro che riscopri la bellezza della semplicità dello stare seduti vicino per colorare o fare dei braccialetti insieme; impari ad accettare che qualunque cosa facciano, anche se imperfetta, va comunque bene, perché fa parte di loro stessi e di ciò che hanno dentro. A tal proposito, ricordo ancora il primo giorno in istituto in cui abbiamo dipinto sulle pareti del cortile con i gessetti colorati: ognuno aveva una parte di muro da colorare e su cui scrivere il loro nome; la nostra sensazione era quella di creare con loro, in quel posto un pò angusto, un minimo di spazio di libertà in cui sentirsi riconosciuti per quello che si è, e niente di più!

E questo non è capitato solo il primo giorno, ma anche tutte le restanti giornate trascorse insieme. Ho ancora impressi nella mente gli sguardi pieni di gioia, quando riuscivano a far volare in alto gli aquiloni che avevamo costruito insieme: dava loro la possibilità di far volare in alto, oltre i cancelli, i propri desideri e le proprie speranze. Certo non mancavano momenti in cui l’aquilone si rompeva o non volava, ma loro, con pazienza, ci chiedevano di ripararli con scotch e filo, così da farli volare ancora!

Questo piccolo spazio di libertà lo ricordo anche nell’ultima sera sotto il cielo di Romania quando, come sorpresa ai ragazzi, abbiamo fatto la bolle di sapone: ognuno con il suo bastoncino di ferro regalava al cielo stellato delle bolle, tutte colorate, grandi e piccole; molte scoppiavano, altre invece volavano alte ed uscivano dal cancello, oltre le mura dell’istituto, oltre la propria quotidianità.  Ed ancora, come non scordare quando, la stessa sera, gli abbiamo riempito una saletta di palloncini colorati pieni di caramelle: la possibilità di scoppiarli, di metterci tutta la grinta (anche e non solo per il piccolo premio!) ha reso i loro sguardi pieni di allegria e di gioia, come non li avevamo mai visti.

Quante parole servirebbero ancora per raccontare questa missione e quante emozioni non riuscirebbero ad essere spiegate! Ma se cerco di riassumere potrei dire: sorrisi, risa, abbracci e sguardi tra bambini e volontari; saltare la corda, giocare al roverino e correre spensierati mano nella mano con loro; passare pomeriggi a fare braccialetti e scoubidou senza mai stancarsi, fino a ritrovarseli ai polsi come piccoli regali e loro ricordi; dipingere cartelloni, colorarli con pezzi di carta colorata, costruire aquiloni ed aeroplanini di carta per dare spazio alla creatività; giocare con l’acqua, a fare le bolle di sapone e colorare pareti e pavimenti con i gessetti per rendere più allegri  quei giorni trascorsi insieme; sentirsi dire all’orecchio “merci” (grazie), “te iubesc” (ti voglio bene), “tornate l’anno prossimo?” come un piccolo ringraziamento da parte di quei piccoli ragazzi che non hanno nient’altro; cantare con la chitarra “sono un ragazzo fortunato” perché lo senti in quel momento più che mai, oppure cantare in modo buffo dei bans per far divertire e sorridere i bambini; chiacchierare e scambiarsi storie e vissuti con i ragazzi più grandi sul terrazzo e fare tesoro di quanto ti “affidano”. Questa, e molto altro, è stata la Romania di quest’estate! E’ la quarta volta che ci torno, sempre in un istituto diverso, e ogni volta come se fosse la prima. Ogni volta è sempre una nuova boccata d’ossigeno. E’ una partenza, che è anche un ritorno: il viaggio comprende sia il donare che il ricevere. Si parte con la consapevolezza che si ritorna, che si deve portare a casa quanto vissuto e imparato. Non c’è la pretesa di fare cose grandi, bensì di essere portatori contagiosi di gioia!

Sonia