Storie di SVE: Lucia ed Etta, 11 mesi a Valcea

A volte quando senti di dover incontrare un cambiamento, decidi di partire. Partire per andare incontro a qualcosa, per scontrarti ancora una volta con chi sei e per ampliare ancora una volta la tua visuale.

Sono ormai passati già quasi 4 mesi da quando io e la mia compagnia di avventure siamo arrivate qui a Ramnicu Valcea. Il tempo a volte sembra scorrere lento lento, un po’ come la Romania in generale, lenta e così diversa da una Milano frenetica in cui ho speso gli ultimi anni della mia vita, mentre altre volte i giorni passano senza accorgertene e improvvisamente ti rendi conto di quanto hai già raccolto e costruito in così poco tempo dentro di te e fuori.

Quando siamo arrivate ci siamo ritrovate travolte dalla forza, la carica, la potenza di questo gruppo di 10 bambini accolti nella comunità di Copacelu. Bambini così pieni di energie e di cose da dire e trasmettere, a volte in maniera molto particolare, bambini che ogni giorno ci sanno stupire un po’ di più e farci sentire importanti anche solo per quel poco tempo che passiamo con loro.

Ho alcuni momenti custoditi nella mente e nel cuore che a ripensarci quando sono un po’ abbattuta mi fanno sorridere così tanto che tutto il resto svanisce.

Come quel giorno in cui aspettavo fuori dalla stanza del laboratorio di costruzioni, Leo, 8 anni, che esce con un biglietto, mi guarda negli occhi e mi dice: “Per te Lucia!”. Un po’ sorpresa e stranita da quel gesto così inaspettato apro quel pezzo di carta e leggo “ Grazie perché mi accompagni qui a fare l’attività!”. Parole in cui non ci leggo solo un semplice grazie, ma in cui vedo i suoi piccoli occhi marroni illuminarsi per la felicità di poter fare qualcosa che gli piace davvero, qualcosa di suo e di nessun altro, qualcosa che lo rende felice davvero nel profondo.

Oppure gli abbracci e i salti in braccio quando arriviamo in comunità, le risate e i sorrisi timidi di alcuni di loro quando facciamo qualche foto per ricordare quei momenti semplici e quotidiani della loro infanzia, ma pieni di gioia.

E poi, come non poter ricordare il giorno in cui Daria mi chiede di accompagnarla in bagno al supermercato perché si stava facendo la cacca addosso; arrivare e scoprire che la cacca era già stata fatta. “Ma che importa” dice lei con una risata quasi adulta, quasi a dire che i problemi di cacca si risolvono sempre ridendoci su!

Ma a volte ci sono anche quei momenti di difficoltà e fatica, in cui non sai bene come comportarti, in cui ti scontri con idee e azioni educative che non hanno senso, in cui ti sembra un po’ tutto assurdo, momenti in cui però ti rendi conto di quanto sia importante non essere soli ad affrontare tutto, ma insieme alla tua compagna di viaggio, un po’ matta come te, con cui dopo esserci confrontate e sfogate su quello che non ci piace, mettiamo tutto un po’ da parte e risolviamo facendo qualche lezione di zumba, qualche video stupido o mangiando qualche schifezza rumena!

Lucia (Sevizio Civile a Rm. Valcea)


Venti braccini che ti stringono tutti insieme, altrettante gambine da tenere in braccio e far saltellare, venti manine che disegnano, toccano, afferrano, lanciano, spostano, accarezzano, si sporcano e si puliscono e altrettanti piedi che camminano, corrono, calciano.

E poi venti occhi.

Profondi, vispi, assonnati, allegri, lacrimosi. Castani, azzurri, neri, verdi.

Due di quelle braccia un giorno si sono fiondate su di me e mi hanno abbracciata fortissimo. La bocca di quello stesso corpicino, poi, mi ha detto:-“Tu sei la più bella! Ma..shh, non dire a nessuno che te l’ho detto”.

Due proprietari di quattro gambe, un altro giorno, hanno deciso che le mie erano più comode del divano e si sono addormentati. All’istante.

E sì, seduti, non sdraiati.

E ognuno di quegli occhi, ogni giorno, svariate volte, mi fa sorridere.

-“Etta, Etta, vedi chi c’è dietro di te!” – “Prr, non c’è nessuno” e ci casco sempre.

-“Etta, Etta, mi aiuti in matematica, non ho capito questo problema” – “Certo, allora.. è semplicissimo, immagina di avere 10 cioccolatini e ne dai 3 a me e 4 ad Alina..” – “No, li voglio dare a Lucia” –“Va bene, diamoli a Lucia.. dicevamo, 3 a me, 4 a Lucia e..” –“No, aspetta, ma poi me ne restano pochi, facciamo che li do solo a te” – “Marian, facciamo che questo è un esempio e che i cioccolatini veri sono tutti per te?” –“Ah, ma quindi anche a te posso non darli più?”

E sempre ognuno di quegli occhi, ogni giorno, svariate volte, mi fa innervosire.

Pasta della pizza sulla felpa, per terra e nelle magliette degli altri.

Mani tatuate da pennarelli, capelli tirati perché hai detto un “no”.

Anche calci, a volte. Urla, quelle non mancano mai.

Pianti e lagnetti per attirare l’attenzione.

Ma sono bambini e come tutti i bambini dopo un “Nu mai vorbesc cu tine” (Non parlo più con te) ti guardano con la coda dell’occhio cercando di incrociare il tuo sguardo e poi ti dicono che hanno deciso di fare pace con te. Loro.

E tanti bacini.

In Romeno non ci sono le doppie e in quelle poche parole in cui le trovi non le pronunci con un unico suono come in italiano; in più qui l’azienda di bus cittadini si chiama Eta.

Bene, io per loro sono un autobus e dopo tre mesi mi sono rassegnata a questa battuta…e spero di fargli fare un bel viaggio, allora.

Etta (Servizio Civile a Rm.Valcea)

P.S. : Il problema era semplicemente più complicato, c’erano frutti e non cioccolatini e altro tipo di operazioni da fare… ma il dialogo, per quanto surreale, è stato veramente quello.