Perché BiR non lo so

Non mi è facile rintracciare le tappe fondamentali di questo processo, ma alcune cose posso dirle. Perché BIR piuttosto che altro non lo so, e perché proprio la Romania neppure. Il desiderio di buttarmi in un’esperienza di volontariato all’estero c’è da tempo in me, forse quest’anno la differenza è stata semplicemente avere un’amica con cui crederci insieme e spingersi fino in fondo, fino a partire quel 27 luglio. Ricerca, informazione, iscrizione, formazione: tanti volti nuovi, tanti giovani, tante sorprendenti attività, sguardi, condivisione, un vero gruppo con cui partire, una destinazione precisa, un’ideale comune, e siamo partiti.. meta: Buzău. Buzău è una cittadina di circa 134.000 abitanti, situata poco più a nord-est di Bucarest. È una cittadina carina, con un’infinità di chiese, un’infinità di farmacie (e mai ne capiremo il motivo), un’ infinità di cani e gatti randagi, dei parchi bellissimi, un gran sole caldo e con delle zone ‘inesistenti’.. delle specie di buchi neri, ossia regioni dello spaziotempo con un campo gravitazionale così forte e intenso che nulla al loro interno può sfuggire all’esterno. Definito ” buco” appunto perché nessuna particella può sfuggirgli, una volta catturata, e “nero” perché non può emettere luce, perché questa perde tutta la sua energia cercando di uscirne, e quindi risulta invisibile. In questi buchi neri, per questi buchi neri opera l’associazione “Bambini in Romania” (BIR) con cui sono partita. La prima volta per me e la prima volta a Buzău per l’associazione, che invece in altre città rumene lavora da anni. ‘Missione pilota’ è stata chiamata la nostra. Questi buchi neri non sono altro che degli istituti/orfanotrofi, ancora troppo numerosi e troppo pieni in Romania. E chi ci vive? Bambini senza genitori, bambini abbandonati dalla famiglia per lungo o breve periodo, o per sempre. Bambini prelevati alle famiglie da parte dei servizi sociali, bambini senza certezze, senza stabilità, in un limbo senza traguardo dove la routine giornaliera può distruggerti dentro. Bambini privati di tutto ciò di cui un bambino necessita: privi di una famiglia, di affetto, di amore, privi di una stanza propria, di vestiti propri, spesso privati di una propria identità, privi di attenzioni, di ascolto, privati perfino del gioco. Calati in un mare d’indifferenza e sforniti di strumenti per proteggersi. Ma bambini bellissimi, chiassosi, sorridenti nel vederci, felici di giocare con noi, ‘Copii’ (= bambini) in tutti i sensi, sporchini, con visi di quelli con occhi in cui ci puoi nuotare dentro, mentre alcuni di loro nuotano in quei vestiti troppo grandi, o troppo stretti, ma sempre gli stessi, o, per variare un po’, scambiati fra loro. Qualche parola di ‘fantarumeno’ qua e là per cercare di farsi capire, il resto è gesti, sguardi, sorrisi.. flash di rapide ma profonde comunicazioni, empatia. Poi però passeggi per l’istituto nel momento sbagliato, quando non c’è nessun rumore, quando l’unico sguardo da incontrare è quello di quel goffo e tenero cane pulcioso.. lo squallore del cortile privo di Copii non ti permette di distrarti, ma ti mostra la sua nuda tristezza, il suo silenzio, l’amarezza che aleggia pesante come un macigno, l’assenza di calore. I corridoi degli istituti sono tristi e vuoti, sempre uguali fra loro, indistinguibili e privi di ogni connotazione come lo sono gli aeroporti o le stazioni, che proprio perché sono di tutti non appartengono a nessuno.. quei corridoi sono solo di passaggio, ci si viaggia attraverso senza poter avere radici. Forse siamo davvero una goccia nel mare, forse siamo davvero ignari di tutte le dinamiche lì presenti durante l’anno e impotenti di fronte a tutto questo, ma troviamo sorrisi, di tutti loro riesco a focalizzare il sorriso. Gioia nel vedere che coloro che il mondo considera indesiderabili sperano ancora e sanno ancora sorridere alla vita. Svegliarti e accorgerti che il tuo aiuto, per quanto piccolo, conta tantissimo, dice stop all’indifferenza. Del bene si può fare, non tutto è ingiusto punto. Le cose possono cambiare, almeno alcune, e lavorare, impegnarsi, donare del tempo, donare se stessi per questo non può essere un errore, e non è neppure inutile, perché dei risultati, in piccole realtà come possono essere alcune cittadine rumene, ci sono stati, e il mondo non si cambia tutto assieme. E allora da Buzău te ne vai, dopo due settimane te ne vai, come è stato pattuito.. Lasci lì tutto quanto, restituisci la quotidianità a quel luogo e torni alla tua vita, cercando di ritrovare la tua di quotidianità. Te ne vai perché devi, te ne vai con mille punti di domanda, te ne vai col cuore completamente spezzettato e ricomposto con pezzi tuoi, pezzi di altri, pezzi mancanti.. perché li hai lasciati lì. Te ne vai fra mille addii, fra mille abbracci, fra mille lacrime, ma già sai che l’esperienza non si è conclusa lì, anzi, ha aperto una strada che chiede di essere percorsa. Perché ogni scelta è possibile, tutto lo è, ma non esserci avrebbe un senso che non è più il mio, e io voglio esserci con BIR.. perché è bello non essere soli, è bellissimo condividere ideali, è gratificante e potente lavorare insieme per un obiettivo comune e BIR è tutto questo, BIR è gruppo, è abbracci, è sguardi, è speranza, è crederci insieme.