WiP – Walk in Progress

WiP è il percorso che nel 2015 ha preso il posto della tradizionale formazione per “referenti”, i responsabili dei gruppi nei Campi estivi. Accanto agli obiettivi che ci si era dati nei precedenti percorsi -fornire strumenti e momenti di riflessione per i volontari tornati dai campi estivi in Romania e Repubblica Moldova e a formare i responsabili dei gruppi per i campi successivi- WiP allarga lo sguardo sui temi della cittadinanza, dell’associazionismo e del lavoro con bambini e giovani. Per questo motivo, oltre ai momenti di riflessione e confronto sull’esperienza vissuta nei campi estivi, organizzati da Gruppo formazione di BiR, rivolti ai soli volontari e futuri referenti, vengono proposti incontri aperti a tutti, con la presenza di formatori esterni su temi prestabiliti. Con appuntamenti che si svolgono all’incirca una volta al mese, WiP ad oggi ha coinvolto una trentina di volontari e una decina di persone esterne.

TESTIMONIANZA

Che figata! Questo è stato il primo pensiero che ho avuto quando le mie due referenti mi proposero di entrare all’interno del percorso ref. Poi… Panico!!!” Ma come?! Con così poca esperienza (avevo appena concluso la mia prima missione) potrei fare il referente? NAAAA… Poi mi è stato detto che la partecipazione al percorso non implica il fatto che obbligatoriamente io avrò quel ruolo in un’eventuale missione post-percorso. È così mi sono ritrovato ad affrontare questa nuova avventura con più serenità, ma, comunque, con molte aspettative: entrare sempre di più nelle logiche dell’associazione, sia formative che organizzative, cercare di analizzare quello che in quelle due settimane di missione avevo vissuto, “crescere” come volontario e cercare di capire ancora meglio il ruolo del ref e come io (da volontario) potevo essergli di aiuto. Le aspettative (come potete notare) erano tante, forse alcune assurde per la loro impossibilità nel realizzarsi. E fu così, un po’ con leggerezza, un po’ con serietà che iniziai il percorso… non rimanerne coinvolti fu impossibile! Le emozioni erano forti, in quasi tutte le attività seguite sembrava di tornare in Romania, di essere lì sia con il mio gruppo ma al tempo stesso con altre persone (quelle che componevano il percorso ref). Le attività consistevano nel pensare al referente “ideale”, quindi concentrandosi su quali qualità non può fare a meno di avere , quali ci farebbe piacere che avesse; inoltre, ci veniva richiesto anche di immaginare noi in quel ruolo… Inevitabilmente la mia mente tornava alla missione affrontata, ai copii, ai problemi avuti ma anche alle cose belle fatte, alle scelte fatte dei miei referenti, in un primo momento non capite ma ora più chiare….La cosa bella delle attività è che alla fine dell’elaborazione del proprio pensiero ci si deve relazionare in sottogruppi, dove si deve creare uno schema che riassuma il pensiero di tutti, ed è in questo momento che si scopre l’idea dell’altro, magari che ha il pensiero opposto al tuo ma non per questo meno interessante anzi… Io è in quelle occasioni che ho imparato un sacco di cose, continuando anche al di fuori del percorso a pensare e ripensare a ciò che di diverso era stato detto. Altre attività avevano come obbiettivo l’analisi di una situazione considerata “critica” e di come noi, in qualità di ref, avremmo agito. Inoltre, a volte, ci siamo ritrovati ad “analizzare” una missione o un luogo dove si va fare il campo di volontariato con l’obbiettivo sia di presentare a tutti un luogo e una situazione che conoscono in pochi, sia per capire meglio il ruolo di ref.Le attività sono decise e condotte dal gruppo formazione che ci guida e cerca di canalizzare i nostri pensieri in modo da ottimizzare la riuscita dell’attività. Il percorso ref non è un corso: vana è la speranza che usciti dagli incontri uno sappia fare il ref; il gruppo formazione non ci dice cosa si fa e cosa non si fa ma cerca di insegnarci una cosa più difficile: cerca di darci consapevolezza del ruolo del referente. I volontari con i proprio mezzi e la loro esperienza possono riuscire ad assumere quel ruolo. Alla fine del percorso non mi sono sentito pronto a fare il referente ma i mezzi e le analisi fatte durante il percorso mi hanno aiutato a stare più tranquillo e ad essere un pochettino più sicuro. Certo non si è mai abbastanza pronti alle situazioni che si affrontano in Romania: la gestione del gruppo, le situazioni difficili che si affrontano e come farle digerire sia a te stesso che agli altri e tante altre cose. Non si è mai abbastanza pronti però in quel momento sono anche le riflessioni e i discorsi fatti durante il percorso che ti aiutano a prendere la decisione che in quel momento pare essere la più corretta! - Andrea