Diario di bordo da Costanta #day2

Mi sono presa della “spazzatura” e poi del maschiaccio (come dar loro torto ho tagliato pure i capelli prima di arrivare a Constanța!), mi sono resa ridicola con i bans di cui non ricordo mai le parole né le sequenze. E nonostante ciò una delle ragazzine è venuta a tirarmi dentro il cerchio!
Eppoi, inshallah, è arrivato il momento del basket a spazzare via tutte le incertezze. Ho messo tre conetti sul campo, ho disegnato una mano per terra con un gesso, e poi ho applaudito ai canestri segnati, incoraggiato a provarci ancora, incitato a squarciagola: “Super”, “Bravo”, “Grandissimo”, “Good”. Non importa quale fritto misto di parole e lingue abbia messo assieme: in un altro campetto polveroso ho risentito la mia voce “greca”, “serba”, piena di colori.
C’è stato prima l’odore della pioggia, poi le nuvole che si addensavano, l’acqua che è scrosciata fortissima e infine la luce dorata che mi avvolgeva non con uno, bensì con due arcobaleni.
Soundtrack: “Il cielo d’Irlanda”