Diario di bordo da Constanta #day4

I nani piccoli sono delle teppe: provocatori, a volte un po’ rabbiosi, contradditori negli atteggiamenti ma anche desiderosi di amore, gentilezza  e attenzione. Piccoli archetipi umani in miniatura, solo con meno sovrastrutture e forse per questo più spontanei e autentici.
C’è chi mi sfida sempre e non accetta che a gestire le regole del gioco sia proprio io che poi alla fine sono pure un po’ sfigata, “spazzatura brutta” come dicono qui. Però comunque due giri di staffetta sul campo da basket se li fa lo stesso, perché il playgroud è pieno e tutti urlano di gioia e quindi “sarà mica bello sto gioco del basket che propone la sfigata?”. Eppoi ci sono i miei preferiti: il nano sempre incazzato che è tra i primi a buttarmisi addosso, e al suo primo canestro esulta come fosse stato il capitano della Croazia alla finale dei mondiali di calcio contro la Francia.
Il nano semi-muto che viene a chiedermi perché mi sia fasciata le dita per giocare a basket e dove abbia buttato i cerotti all’ora di cena. La sua è come una carezza silenziosa, quasi nascosta.
E poi il preferitissimo il nano-spugna che è sempre un po’ in disparte, a volte litiga con qualcuno degli altri nani, ma sul campo da basket è sempre attento, non ha paura a stare in campo con i grandi, e anche quando siamo fuori dal campo senza palla mimiamo assieme degli esercizi di ballhandling.