Che rumore fa la felicità

Bolle di sapOne-Bradet’09

“Che rumore fa la felicità?”…è una domanda che mi sono sempre posta..e a cui credo di avere in parte trovato una risposta..

Il suo rumore è quello di un pianto disperato di un bambino a cui puoi rispondere con un abbraccio tanto forte e sincero da tranquillizzarlo,anche se solo per un momento,ma comunque intenso per entrambi. Il suo rumore è quello di una bambina che ti chiama per spingerla sull’altalena,l’unica cosa che voglia fare durante le sue giornate in istituto.. Il suo “rumore” è quello di un sorriso che mostra qualche dentino marcio quando fai il solletico sotto al piedino,interrompendo per un po’ un instancabile dondolio.. Il suo “rumore” è quello di un sorriso “sdentato” che spunta dopo continui e inesauribili lanci di un pallone. Il suo rumore è quello del tocco di un bambino che ti chiama perché vuole giocare ancora una volta con te a palla,mostrandoti occhioni grandi,bui e spenti, che si illuminano per il solo fatto che gli si dedichi del tempo. Il suo rumore è quello di una ragazzo che indossa il tuo zaino e prende la tua valigia,posandola nel pulmino prima di salutarti per l’ultima volta.

Il suo rumore è quello di un ragazzo sudaticcio,sporco e maleodorante che con galanteria ti apre il cancello del suo istituto per farti trascorrere una serata lontani fisicamente da loro,ma sempre vicini con il pensiero e con il cuore. Il suo rumore è quello dello scricchiolio della finestra o della portavetri a cui si vedono affacciati o arrampicati dei piccoli copii quasi incapaci di capire come mai tanta attenzione e cura rivolta ai preparativi per una festa dedicata a loro,solo per loro. Il suo rumore è quello dei palloncini colorati che scoppiano durante la festa in cui gli ultimi sguardi tra volontari e copii si incontreranno. Il suo rumore è quello delle melodie romene sulla quale volontari e ragazzi riescono a comunicare senza bisogno di tante parole,ma con il semplice linguaggio del corpo danzante.. Il suo rumore è quello del mescolarsi delle risa di bambini e volontari mentre fanno la bolle di sapone con il detersivo.. Il suo rumore è quello del tuo nome pronunciato da lontano da un piccolo copii che ti corre incontro “solo” per un abbraccio e per sentirsi chiedere “come stai?”..

Io il gusto della vita con la “v” maiuscola credo di averla potuta assaporare in Romania,in un istituto di Bradet: lì sono riuscita ad “Uscire dal metro quadro dove ogni cosa sembra dovuta”; lì sono riuscita a “guardare dentro alle cose [in cui] c’è una realtà sconosciuta,che chiede soltanto un modo per venir fuori a veder le stelle e vivere l’esperienze sulla [propria] pelle “.

E’ lì,in quel piccolo paese in cui carretti e camion percorrono le strade,che non mi sono mai sentita così viva,nonostante la stanchezza!

Molto spesso ti senti impotente di fronte a tante situazioni e vorresti rinunciare a qualsiasi cosa pur di continuare a farti insegnare la vita,quella di cui finora non hai mai sentito parlare,se non,forse, sui libri..

D’improvviso senti di non conoscerla più e lasci che ognuno di loro ce la insegni a suo modo: chi con i suoi occhi grandi,chi con i suoi abbracci,chi con i suoi interminabili dondolii,chi con i suoi pugni,sputi,morsi,chi con le sue grida,chi con le sue testate,chi con le sue crisi, chi con il bere acqua da una pozzanghera, chi con il farti la pipì sulle scarpe chi con lo strappare i capelli,chi con i pugni sulle tempie,chi con i suoi continui lamenti,chi con la sua instancabile voglia di colorare prestampati a trent’anni..

Ma se devo dirla tutta qui non è il paradiso ma all’inferno delle verità io mento col sorriso”. E’ proprio così:penso di essere una ragazza fortunata a cui hanno regalato un sogno: quello di poter avere la conferma che “ognuno avrà qualcosa che ti potrà insegnare,gente molto diversa,di ogni colore”.

Ho avuto ancora un volte la prove che la nostra società ci inganni spingendoci a ricercare la felicità nel consumismo o nella trasgressione;ma in realtà senza accorgerci che abbiamo già tutto nel presente:”è sufficiente guardarci negli occhi e invitarci l’un l’altro ad entrare nelle proprie case.  La scoperta che la formula della felicità fosse così semplice,e che non dovessi fare chissà cosa per conquistarla “mi ha reso ancora più felice e in grado di accogliere tutto ciò che accade nella mia vita,come un Dono che mi permette di crescere e assaporare il gusto del vivere nella semplicità delle cose..

Sonia