BIR nel carcere minorile di Craiova: il racconto di Sara

Se mi dovessero chiedere cosa è stata per me Craiova potrei rispondere solo chiudendo gli occhi e ricordando i suoni, le risate e i silenzi a volte interminabili, posso ricordare le sensazioni che ogni giorno provavo varcando quel cancello blu come il mare, posso scorrere con la mente tutte le immagini come la pellicola di un film.

Chiudo gli occhi e mille immagini mi assalgono, i vostri occhi non li voglio dimenticare, il vostro modo di ridere e di guardare all’insù, la vostra gentilezza.

Siamo arrivati un po’ timorosi di quello che potevamo offrirvi, ci chiedevamo se fosse abbastanza, se noi fossimo all’altezza.

Appena saputa la destinazione ho pensato di essere molto onorata di poter venire in questo luogo, dietro questo cancello blu, ma avevo paura… paura perché siete grandi, perché forse non vi sarebbero bastati una palla e delle perline, forse volevate di più, avevo paura perché forse (pensavo dentro di me) non avrei capito quello che avreste voluto dirmi…

Ma Craiova è speciale, ognuno di voi è stato speciale per noi, ci avete mostrato voi stessi, avete buttato giù quella mia paura di non essere abbastanza quando vi ho visto sorridenti e pronti a fare, quando vi siete messi a cantare per non farci sentire soli, quando avete fatto i nostri giochi anche se magari potevano annoiarvi, quando vi siete preoccupati per noi.

Abbiamo parlato tanto quel lunedi, io non potevo correre e giocare con voi, ma abbiamo parlato e ho scoperto che a qualcuno mancava il mare e qualcuno il mare non lo aveva mai visto, che a qualcuno di voi piace fare i braccialetti, che qualcun altro si chiede come è la fuori e qualcun altro pensa alla prossima canzone da scrivere.

Ho tante immagini di voi nella testa e vorrei poterle disegnare ma forse se tengo gli occhi stretti stretti quelle immagini non se ne andranno…

Immagini come quel venerdì pomeriggio… Stanchi, felici, malinconici perché qualcosa stava finendo. Qualcosa che ci ha portato in alto, fuori da qui… Ad immaginare il mare, a parlare di aquiloni, a stare con il naso all’insù…
Come quel venerdì pomeriggio di cui ricordo (o mi sembra di ricordare) il colore arancio del cielo, l’odore caldo dei nostri abbracci, gli occhi che si cercavano in un cerchio per condividere e trovare un sorriso… Seduti a guardare in alto, a guardarci e parlare.
Chiudo gli occhi e sento i vostri addosso, vedo i vostri abbracci, le vostre mani che si cercano.
Mani arancioni, occhi che sorridono e occhi che si abbassano per non farci vedere quanto sei triste… Occhi che ti lasciano un ricordo dentro, che ti lasciano un sospiro, un qualcosa che rimane in sospeso…
Occhi che forse vogliono cercare un aquilone che si infrange nel mare.

Chiudo gli occhi, trattengo il respiro, provo ad isolarmi da quello che è intorno a me e sono ancora lì, nel nostro cerchio a guardarci…
La revedere