A noi ci frega lo sguardo

Quando mi capita di pensare alla Romania, mi viene in mente lo sguardo di un bambino che ho incontrato in istituto, due anni fa, la prima volta che sono partita. E’ un ricordo sbiadito il più delle volte, ma in altri momenti quel paio di occhi neri me lo sento entrare dentro e colpire dritto al cuore. La Romania è questo, non ti risparmia le emozioni e come si sa “a noi frega lo sguardo”. Da quando ho incrociato gli occhi di quel bambino, mi è impossibile tornare ad essere le spettatrice di un teatro  triste e fragile. Fragile come bolle di sapone, quelle che a loro piacciono tanto. La Romania mi ha toccato talmente dentro, che adesso non posso più farne a meno, non mi tiro indietro, riparto e ripartirò sempre, forse perchè non sono mai tornata.
A Bradet i bambini ti prendono per mano, ti accarezzano il palmo, a volte quella carezza si trasforma in sputo, altre volte si fanno scivolare la mano sulla loro guancia sporca di terra. Chiedono carezze, chiedono un futuro. E intanto le giornate passano, le attività si rincorrono, alla sera scopri di avere della tempera sotto la pianta dei piedi, magari una tempera che hai usato due giorni prima e che non sai come sia finita lì. In Romania puzzo, come mi piace puzzare. Odore di bambino, di sogni calpestati, di abbracci lasciati a metà. Eppure a quella puzza ti ci affezioni, perchè se hai addosso l’odore di quel bambino vuol dire che ce l’hai avuto vicino, e pagaresti qualsiasi cosa per poter puzzare ancora un po’. In Romania giochi, il resto del mondo svanisce ed esistiamo solo noi, un insieme di mani e di sguardi che cantano i bans sotto un cielo indifferente. Lo stesso cielo che indicano spesso i copii, quando passano gli aerei e loro vorrebbero seguirli. In Romania si torna a sperare, ed è paradossale. Proprio quando ti scontri con una realtà ingiusta e drammatica, proprio quando ti sembra che non ci sia via di uscita, ti ritrovi a sperare per una piccola cosa, la più piccola, grande come il mondo intero. In Romania si cresce e si piange, ad ogni lacrima ti senti un po’ più grande. In Romania si ride. Si ride col cuore, con gli occhi, le mani, i piedi, lo stomaco, si ride per dimenticare tutto il marcio che c’è, si ride perchè giorno dopo giorno quel marcio sembra diminuire e la risata si fa più assordante. Si ride perchè a volte non esiste gesto più spontaneo e più caldo di un sorriso, e quando un bambino te lo dona sembra averti regalato il sole. Noi insegniamo loro a sorridere, loro insegnano noi ad amare.

Ginevra